Fotografia agli “estremi” – parte seconda

Written on 7 settembre 2010 – 08:25 | by BuonTeo |

La prima parte di questo post è stata dedicata al ghiacciaio dell’Aletsch, bellezza naturalistica che ho raggiunto oltre confine, affrontiamo ora in pochi scatti un territorio nostrano situato nel bel Piemonte sopra la nota località turistica di Macugnaga.

Il Monte Rosa e la sua catena a 5 punte si stagliano oltre il Lago Maggiore e fanno parte di ogni cartolina che venga scattata dalle mie valli guardando verso sud ovest. Il ghiacciaio del Belvedere è una delle attrazioni montane più ricercate della zona e da diversi anni a questa parte ha iniziato una lenta erosione come molte delle lingue glaciali delle alpi.

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Il passato di una decina di anni fa portò in prima pagina il ghiacciaio per via di un lago endoglaciale che si era formato con una insolita rapidità: il Lago Effimero. La pressione dell’acqua in rapido aumento aveva provocato l’innalzamento del fronte del ghiacciaio e il distacco di una parte della lingua.

Il pericolo concreto di una esondazione fece temere il peggio per il paese di Macugnaga e la protezione civile e CNR furono impegnati con idrovore e strumenti di misura diversi giorni per tenere sotto controllo la situazione. Per darvi un idea della mobilitazione di forze basti pensare che Macugnaga fu sede di più di 700 operazioni di atterraggio e decollo di elicotteri al giorno. Come il secondo aereoporto italiano.

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Per vedere in tutta calma il ghiacciaio e i resti del Lago effimero, che nel frattempo si è dissolto, abbiamo fatto tappa per la notte rifugio Zamboni. L’avvicinamento allo Zamboni ha da subito riservato alcune sorprese e la scelta di portare con me solo ottiche dalla focale estrema ha trovato una ragione pochi minuti dopo che abbiamo iniziato il cammino.

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Una femmina di capriolo satva brucando indisturbata in una roggia erbosa poco distante dalle ultime case del paese, vicino alla strada dove alcuni anziani passeggiavano in silenzio.

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Appoggio lo zaino da montagna a terra davanti a me e silenziosamente mi accovaccio dietro di esso; con un occhio tengo sotto controllo la poszione dell’ungulato e con l’altro eseguo un rapido cambio lente in modo da montare il 300 mm duplicato. La capriola si muove e appena l’inquadratura si pulisce dagli alberi click!! Porto a casa questo bello scatto dinamico con la zampa posteriore sollevata.

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Vista la facilità di questa cattura decido di tenere montato il tele e proseguendo il cammino si ripresenta un’altra ghiotta occasione: un maschio della stessa specie fa capolino da un bosco di larici. Ha un bel palco, sembra in forma e si accorge presto della nostra presenza. La camminata prosegue senza ulteriori incontri ed arriviamo al rifugio sotto una pioggerella leggera. Lasciamo gli zaini in camera e occupiamo il resto del pomeriggio in una breve escursione nei dintorni dello Zamboni.

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Il giorno dopo il sole sorge prorompente e lascia spazio al più bel blu dei bei blu, la catena del rosa è tutta davanti a noi e una panoramica restituisce il colpo d’occhio sul ghiacciaio del belvedere e la conca che ospitò il Lago Effimero ormai scomparso.

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Appena sopra i resti dell’Effimero si trova il Lago delle Locce, un piccolo bacino che invita ad un bagno. Nel frattempo al Rifugio Zamboni c’è un po’ di trambusto: una troupe televisiva sta girando alcune scene di un film tratto dal romanzo di Laura Comencini. Decidiamo quindi di rilassarci rimanendo nei pressi del lago.

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Così si conclude questa rassegna dell’estremo:ghiaccio e sole, supertele e supergrandangolo. Due lenti e poco peso per una escursione in montagna che mi lascia tornare a casa appagato.

A presto!

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