L’autunno attraverso l’Helios 58mm F2

Written on 16 novembre 2010 – 19:44 | by Falsomagro |

Il problema non è fotografare, ma avere il tempo di rivedere le foto, metterle a posto e scrivere qualcosa che le ambienti per pubblicarle su questo blog collettivo. Era da poco sceso l’autunno sulla Lombardia quando mi ritrovavo a vagare per Milano in attesa di un aperitivo, naturalmente con sulle spalle la mia attrezzatura fotografica.

Come sapete da qualche tempo il mio corredo si è arricchito di un paio di obiettivi tornati a nuova vita in digitale dopo un pensionamento ai tempi della pellicola. In questo caso era il 58mm F2 di costruzione sovietica Helios (c’è proprio scritto Made in URSS!) con attacco M42. Dopo aver fatto qualche prova sul cielo per vederne al resa, mi sono lasciato attirare da una foglia solitaria, distesa sul granito delle gradinate che attorniano l’Arco della Pace. In post produzione ho aumentato la saturazione dei colori, soprattutto per riportare in vita la calda tonalità del tramonto, e poi ho lavorato sul contrasto.


Canon EOS 30D – Helios 58mm F2
ISO 100 – f/2 – 1/320 sec – 58mm

Esperimenti a bordo fiume

Written on 8 novembre 2010 – 18:55 | by Falsomagro |

Settimana scorsa ho sfruttato una delle pause pranzo soleggiate per passare un po’ di tempo in mezzo agli alberi, come ricarica contro i malanni di stagione. Naturalmente ho portato con me la mia fidata Canon EOS 30D con tutto il mio parco obiettivi e accessori. Arrivato al Ponte di Ferro sulla strada che dalla diga di Creva va verso Cremenaga sono sceso lungo il sentiero che porta a bordo fiume, in cerca di raggi di sole filtranti tra il fogliame.

Dopo un po’ di esperimenti, anche andando a modificare il Picture Style in uso per ottenere dei JPEG fin da subito più incisivi (scattando comunque e sempre anche col il supporto RAW), ho provato a dare un lampo di schiarita con il flash integrato della macchina, per recuperare particolari anche dalle ombre. Uno degli scatti che mi pare meglio riuscito è quello che vedete qui sotto.


Canon EOS 30D – Canon EF 70-200mm L F4 USM
70mm – f/6.3 – 1/250sec – ISO 400

Non mi convince il mosso dell’acqua, troppo per non disturbare un po’ l’occhio e troppo poco per rendere il setoso effetto dell’acqua che scorre. Per migliorare mi si sarebbe voluto un cavalletto e un filtro ND, ma purtroppo il primi non l’avevo portato e il secondo al momento non lo possiedo!

Alta val Brembana

Written on 2 novembre 2010 – 18:32 | by Riccardo |

Ciao a tutti!
dopo molto tempo torno a postare un’immagine. La foto è stata presa dai piani dell’Avaro, non ho idea di come si chiami il monte sullo sfondo… A colpirmi, il sole che filtrava attraverso il cielo coperto a e illuminava le montagle sullo sfondo e gli alberi in primo piano. Ho la sensazione di aver esagerato con il contrasto… Grazie per le critiche!

Riccardo

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Carl Zeiss Triotar 135mm F4: l’anziano in digitale

Written on 22 ottobre 2010 – 19:30 | by Falsomagro |

I primi esperimenti con l’Helios 58mm F2 erano solo dei test per verificare la fattibilità dell’uso dei vecchi obiettivi M42 sulla mia Canon 30D, tramite l’apposito adattatore dotato di AF-Confirm. Quello a cui puntavo era invece un obiettivo di cui mi ero innamorato a causa di una foto vista sul web: si tratta del Carl Zeiss Triotar 135mm F4. Della foto mi aveva colpito in particolare la resa tridimensionale, che leggendo era data come una delle caratteristiche salienti dell’ottica.

Spinto dalla curiosità mi sono messo alla ricerca dell’obiettivo, principalmente su eBay. Si tratta di un obiettivo abbastanza richiesto, che sale facilmente sopra i 100$. Accontentandomi per le prime prove degli esemplari in condizioni non perfette sono riuscito a portarne a casa uno con una trentina di euro. Qualche difettuccio ce l’ha, ma per provare considero i soldi un buon investimento. La lente interna denota un po’ di patina ai bordi e lo scorrimento della  messa a fuoco chiede la forza di venti uomini… Ho fatto qualche scatto stamattina in casa attaccandolo alla Canon EOS 60D che ho in prova. Naturalmente devo dedicargli un po’ di tempo in più, ma mi pare che la tanto promessa tridimensionalità di indizi di esserci!

In particolare mi pare che offra una bella saturazione dei colori e un buon macro contrasto, staccando bene i diversi piani. Spero che questo assaggio sia seguito da un sacco di divertimento!

La cartella dei pensieri

Written on 3 ottobre 2010 – 10:33 | by BuonTeo |

Da alcuni anni a questa parte sul mio computer è presente una cartella che chiamo “Cartella dei pensieri”. Li finiscono tutte le immagini che scatto senza una ragione precisa: vedo una situazione, un oggetto e in quell’istante sorge in me l’istinto di fare la foto; se quello scatto non avviene il momento è perso per sempre.

Nella cartella dei pensieri finiscono anche tutte quelle immagini che trovo interessanti navigando sul web, gli autori e se potessero essere messi in formato fotografico, anche i tutorial di postproduzione che in realtà sono catalogati altrove. Insomma quell’insieme di immagini che ogni tanto riguardo, spulcio, dalle quali prendo spunto per un’idea che ho in testa.

Un paio di giorni fa, mentre mi dirigevo di buon mattino verso il laboratorio di ricerca di Milano assieme al buon Ric, la fotocamera era al collo senza alcuna pretesa. Il tragitto di pochi minuti che dalla stazione ferroviaria porta al nostro ufficio ha dato spazio ad alcune immagini point&shot che ho infilato subito nella cartella dei pensieri.

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Era da diverso tempo che non mi trovavo a fotografare Milano e guarda un po’…. osservo quello che mi ha colpito e come l’ho interpretato e non riesco ad esprimere nelle immagini sensazioni che volgano alla gioia, alla spensieratezza. C’è sempre un alone cupo, uggioso che pervade ogni scatto.

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Da un lato vedo come un peccato il non riuscire ad interpretare diversamente questa città, dall’altro mi intriga il fatto che inconsciamente si possano trasferire in fotografia le emozioni. Di certo l’elemento fondamentale non aiuta: la luce piatta ed i toni grigi che caratterizzano il capoluogo lombardo poco hanno a che spartire con leggerezza e gioia di vivere.

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Milano mi mette addosso una sana inquietudine, forse mi aiuta anche il fatto di non viverla al 100%  ma solo per lavoro. Penso di avere una percezione aumentata di quello che succede lungo le vie e per contro mi rendo conto che questa è solo la Milano esterna. Quello che manca è uno sguardo all’interno, alla dimensione famigliare, alle amicizie che si sgomitolano la sera, nel week end, alla fine della settimana lavorativa.

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Cosa si cela dietro al muro rigido e indifferente della frenesia e degli sguardi duri e diffidenti?

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Dove la Milano grigia lascia spazio ai colori, alla fantasia e alle linguacce dei tram?

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Light and Dark

Written on 9 settembre 2010 – 01:39 | by Alessio Lo Piccolo |

Una delle difficoltà più grandi nel fotografare, è fotografare al buio, ancor più con l’utilizzo di una luce artificiale che non appiattisca l’immagine e non la renda squallida.

Fotografare con il flash di notte, non è così scontato come può sembrare.  La modalità automatica E-TTL, algoritmo che gestisce il lampo flash valutandodistaza del soggetto, distanza focale utilizzzata, l’ intensità di luce presente, è in grado di dare risultati abbastanza soddisfacenti se le condizioni non sono estreme come il buio completo.

Un’altra difficoltà nel fotografare con il flash è la gestione delle ombre che coprendo parte dell’inquadratura o del soggetto, possono risultare fastidiose e poco gradevoli. Non avendo la possibilità di fotografare in uno studio attrezzato per cercare di  rendere l’immagine più equilibrata, si può pensare all’utilizzo  dipiù punti flash comandati a distanza da un trasmettitore radio (David Hobby insegna)

Dopo l’acquisto del kit di ProLight mi capita sempre più spesso di creare piccoli set fotografici in qualsiasi posto mi trovi. L’ultima occasione si è presentata durante una grigliata con amici sulle sponde del Lago Maggiore.

Pochi scatti ma tutti completamente fatti al buio con l’ausilio di 2 speedLight Canon Eos comandati da trasmettitori Cactus.

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Il flash primario, quello di destra, è stato impostato in modalità manuale a 1/2 della sua potenza e posizionato  30cm da terra a  circa 2m dai soggetti; ilsecondo flash settato a 1/8 della sua potenza, munito di ombrello bianco era su uno stativo.  Questo schema luci a fatto in modo di non avere troppe ombre fastidiose e di avere un fascio di luce netta sulla destra che ha illuminato entrambi i soggetti e parte del terreno.

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Il set del prossimo scatto, creato appositamente per l’amico Matteo Cervo, è stato pensato in modo da illuminare e far risaltare l’albero nello sfondo grazie all’utilizzo di un flash puntato in alto a piena potenza e staccare il soggetto dall’inquadratura per mezzo di un flash con omrello bianco posizionato sopra alla sua sua testa a 1/4 di potenza.

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Un effetto diverso l’ho  trovato spegnendo il flash posteriore e utilizzando solo l’ombrello sopra al soggetto….come illuminato da un lampione.

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…niente di più divertente ed affascinante di gestire, spostare e creare con la luce!!! Cosa ne pensate???

Alla Prossima!!!

…questo post lo potete trovare anche su alessiolopiccolo.com

Fotografia agli “estremi” – parte seconda

Written on 7 settembre 2010 – 08:25 | by BuonTeo |

La prima parte di questo post è stata dedicata al ghiacciaio dell’Aletsch, bellezza naturalistica che ho raggiunto oltre confine, affrontiamo ora in pochi scatti un territorio nostrano situato nel bel Piemonte sopra la nota località turistica di Macugnaga.

Il Monte Rosa e la sua catena a 5 punte si stagliano oltre il Lago Maggiore e fanno parte di ogni cartolina che venga scattata dalle mie valli guardando verso sud ovest. Il ghiacciaio del Belvedere è una delle attrazioni montane più ricercate della zona e da diversi anni a questa parte ha iniziato una lenta erosione come molte delle lingue glaciali delle alpi.

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Il passato di una decina di anni fa portò in prima pagina il ghiacciaio per via di un lago endoglaciale che si era formato con una insolita rapidità: il Lago Effimero. La pressione dell’acqua in rapido aumento aveva provocato l’innalzamento del fronte del ghiacciaio e il distacco di una parte della lingua.

Il pericolo concreto di una esondazione fece temere il peggio per il paese di Macugnaga e la protezione civile e CNR furono impegnati con idrovore e strumenti di misura diversi giorni per tenere sotto controllo la situazione. Per darvi un idea della mobilitazione di forze basti pensare che Macugnaga fu sede di più di 700 operazioni di atterraggio e decollo di elicotteri al giorno. Come il secondo aereoporto italiano.

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Per vedere in tutta calma il ghiacciaio e i resti del Lago effimero, che nel frattempo si è dissolto, abbiamo fatto tappa per la notte rifugio Zamboni. L’avvicinamento allo Zamboni ha da subito riservato alcune sorprese e la scelta di portare con me solo ottiche dalla focale estrema ha trovato una ragione pochi minuti dopo che abbiamo iniziato il cammino.

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Una femmina di capriolo satva brucando indisturbata in una roggia erbosa poco distante dalle ultime case del paese, vicino alla strada dove alcuni anziani passeggiavano in silenzio.

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Appoggio lo zaino da montagna a terra davanti a me e silenziosamente mi accovaccio dietro di esso; con un occhio tengo sotto controllo la poszione dell’ungulato e con l’altro eseguo un rapido cambio lente in modo da montare il 300 mm duplicato. La capriola si muove e appena l’inquadratura si pulisce dagli alberi click!! Porto a casa questo bello scatto dinamico con la zampa posteriore sollevata.

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Vista la facilità di questa cattura decido di tenere montato il tele e proseguendo il cammino si ripresenta un’altra ghiotta occasione: un maschio della stessa specie fa capolino da un bosco di larici. Ha un bel palco, sembra in forma e si accorge presto della nostra presenza. La camminata prosegue senza ulteriori incontri ed arriviamo al rifugio sotto una pioggerella leggera. Lasciamo gli zaini in camera e occupiamo il resto del pomeriggio in una breve escursione nei dintorni dello Zamboni.

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Il giorno dopo il sole sorge prorompente e lascia spazio al più bel blu dei bei blu, la catena del rosa è tutta davanti a noi e una panoramica restituisce il colpo d’occhio sul ghiacciaio del belvedere e la conca che ospitò il Lago Effimero ormai scomparso.

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Appena sopra i resti dell’Effimero si trova il Lago delle Locce, un piccolo bacino che invita ad un bagno. Nel frattempo al Rifugio Zamboni c’è un po’ di trambusto: una troupe televisiva sta girando alcune scene di un film tratto dal romanzo di Laura Comencini. Decidiamo quindi di rilassarci rimanendo nei pressi del lago.

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Così si conclude questa rassegna dell’estremo:ghiaccio e sole, supertele e supergrandangolo. Due lenti e poco peso per una escursione in montagna che mi lascia tornare a casa appagato.

A presto!

Il vecchio e il nuovo: Helios 58mm F2 su Canon EOS 30D

Written on 30 agosto 2010 – 18:01 | by Falsomagro |

L’idea di provare un vecchio obiettivo sul digitale mi stuzzica da parecchio, ma l’esperimento con le ottiche Minolta MD e la mia vecchia Olympus E-500 era miseramente fallito, a causa di qualche quota sbagliata che sballava la messa a fuoco. Imperterrito ho però deciso di riprovarci sulla mia Canon EOS 30D, essendo il mercato degli adattatori per il sistema della casa biancorossa molto più vasto.

Comprato l’adattatore Canon EOS/M42 mi sono messo alla ricerca di un vecchio obiettivo a vite, essendo il mercato dell’usato di questo tipo di vetri ampio e soprattutto caratterizzato da prezzi economici.  La mia scelta, dopo aver cercato un po’ nella gamma Zeiss, è caduta sugli obiettivi Helios di produzione russe (“Made in URSS“) in particolare sul 58mm F2, copia dello Zeiss Biotar di pari caratteristiche.

L’obiettivo che è arrivato a casa mia per meno di dieci euro tutto compreso non è in formissima e ha qualche graffietto sulla lente posteriore, oltre ad essere stato rimontato non alla perfezione e presentare qualche gioco, oltre che una ghiera dei diaframmi priva di scatti (cosa che di per sé non è uno svantaggio).

Mi sono messo a sperimentare un po’ con la luce artificiale della cucina e con Marta come modella, passando poi al salotto e all’ausilio del flash integrato della fotocamera (coperto da un tovagliolino giallo a fare da diffusore) e del mio flash cobra Olympus, comandato con un trasmettitore wireless da pochi euro preso su eBay. Ecco un paio di scatti.

Canon EOS 30D – Helios 44 58mm F2: ISO 1600- 1/50 sec – F2

Canon EOS 30D – Helios 44 58mm F2: ISO 100- 1/25 sec – F2

In particolare quest’ultima con il flash in mano al soggetto è un omaggio ai lavori di Joe McNally

Fotografia agli “estremi”- parte prima

Written on 26 agosto 2010 – 09:46 | by BuonTeo |

Ghiacciaio dell’Aletsch e ghiacciaio Belvedere, due ambienti alpini simili ma diversi. In meno di quattro giorni ho avuto il piacere di visitarli entrambi, il primo nella Svizzera del Canton Uri, il secondo all’interno dell’anfiteatro del Monte Rosa in Piemonte. Le due uscite sono state caratterizzate da un rapido spostamento in automobile dalle sponde del mio Lago Maggiore fino all’attacco delle rispettive valli di riferimento, zaino leggero e corredo fotografico rivolto esclusivamente a paesaggio e fauna.

Per questo motivo gli estremi delle focali che ho portato con me si legano armoniosamente all’ambiente al limite che sono andato a scoprire. Il corpo macchina di riferimento è come sempre l’ammiraglia Canon Eos 1D Mark II, accompagnata dagli obiettivi Canon EF 17-40 mm F/4 L USM e Canon EF 300 mm F/4 L IS USM con l’aggiunta del duplicatore EF 2X. Niente obiettivo normale, nessuno zoom standard ma solo supergrandangolo e supertele ed il sussidio di un cavalletto equipaggiato con testa a sfera. Vorrei in questo racconto lasciare spazio alle note documentaristiche del luogo come alle potenzialità espressive offerte da due lenti così diverse tra loro.

La prima uscita è stata una piacevole scampagnata sulla vetta dell’ Eggishorn, cima di 2926 m s.l.m. che offre uno dei migliori punti panoramici sul ghiacciaio dell’Aletsch, che con i suoi 23 Km di lunghezza e 9 di larghezza è il più lungo ghiacciaio delle alpi.

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La strada panoramica dell”Aletsch attraversa una delle foreste più alte di Europa per poi proseguire sulle morene del ghiacciaio

Salendo in cabinovia dalla stazione di Fisch si superano in pochi minuti i 2000 metri di dislivello che portano al sentiero panoramico dell’Aletsch, patrimonio dell’Unesco. La giornata limpida ed il sole alto nel cielo sono ideali per delle riprese drammatiche della pietraia scura attraversata dal sentiero. Le rocce calpestate dagli scarponi sono chiare e risaltano viste dall’alto.

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È impressionante la quantità di turisti giapponesi e statunitensi che da un piccolo paesino svizzero salgano fino sopra i duemila metri per osservare uno spettacolo che lascia veramente sbalorditi: da 3000 metri di altitudine i 23 Km del ghiacciaio sembrano ridursi a non più di 4 o 5 Km. Le cime maestose dell’Aletsch e della JungFrau ingannano l’occhio facendo apparire il ghiacciaio più piccolo di quello che è.

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Panoramica a mano libera del ghiacciaio dell’Aletsch

Poi si osserva meglio con il binocolo e quando sul fronte laterale a ridosso della morena si intravedono piccoli puntini colorati, allora ci si rende conto di come gli uomini siano formiche in confronto a questo gigante di ghiaccio.

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Ciò che a prima vista sembra una bianca autostrada, a 600 mm di focale mette in risalto guglie e crepacciature alte come piccoli palazzi. Fantastico insieme a mia moglie sulle possibili vie per attraversare il la lingua di ghiaccio ma di fronte all’immagine ingrandita dal binocolo la mente si arrende alle difficoltà.

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Il ghiaccio sporco lascia ancora intravedere dei riflessi colorati con tonalità che vanno dal blu al rosso. Il punto di osservazione e l’utilizzo di due focali opposte mi concede prospettive interessanti per analizzare il ghiacciaio. Ovviamente visto l’affollamento della meta turistica è impensabile riprendere qualche animale selvatico e mi accontento così di sfruttare il cavalletto per un autoscatto a ricordo della giornata.

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continua..

Questo è un doppio post che potete leggere anche su MCP

Yerushalayim / Al Quds

Written on 16 agosto 2010 – 10:20 | by marcopino |

E’ ormai passata qualche settimana dal mio rientro dal viaggio in Israele e Territori Palestinesi, ma devo dire che l’impatto non si è ancora placato. E’ una terra davvero affascinante, ricca di contrasti e contraddizioni, fatta di diversità che (spesso) riescono a coesistere. E’ stata un’esperienza interessante anche dal punto di vista fotografico: tanti gli spunti, le possibilità di ripresa, che variavano dai paesaggi alla street photography, dai ritratti al gioco sui dettagli. Inoltre, per un “fotografo” pigro come me, avere lo stimolo di scattare per sette giorni a ritmi sostenuti mi ha permesso di sperimentare un po’ e conoscere meglio la mia macchina.

Alla fine, ho portato a casa circa 700 scatti, da cui selezionerò (con calma) una serie su cui lavorare bene in postproduzione in modo da realizzare un piccolo album.

Per ora, vorrei condividere con voi alcune foto tra le mie preferite.

La cupola della Roccia, Qubbat al Sakhra in arabo, è un santuario che ricorda l’ascensione al cielo di Maometto e il luogo del sacrificio di Isacco. I colori delle maioliche si fondono con quelli del cielo, mentre la cupola dorata regala riflessi e luminosità.

L’area del Muro Occidentale, HaKotel Ma’aravi, è decisamente suggestiva anche dal punto di vista fotografico. Ad essere onesti, sono stato molto combattuto tra la voglia di portare a casa qualche buono scatto e la volontà di non disturbare la preghiera nè di fare la parte del turista allo zoo. Non so, per la verità, quanto ci sia riuscito.

All’interno delle chiese di rito ortodosso presenti in Terra Santa sono sempre numerosissime le lampade, talvolta arricchite di dettagli per noi inusuali, come uova o…palle di natale! Queste bellissimi oggetti sono stati uno dei miei soggetti preferiti, e con un pizzico di fortuna, nella chiesa della Morte della Vergine, vicino al Monte degli Ulivi, ho catturato questo scatto.

Prima di partire vi avevo chiesto consiglio circa l’attrezzatura da portare… Quando ho acquistato pompetta e cartine per la pulizia dell’obiettivi, nella confezione ho trovato un risibile mini-treppiede. Ebbene, l’aggeggino si è rivelato utilissimo per realizzare qualche suggestivo scatto in notturna, compreso questo autoscatto di fronte alla Spianata delle Moschee illuminata.