Fuori dalla passerella

Written on marzo 10, 2010 – 10:12 am | by BuonTeo |

È da tempo che non posto più su Appunti Fotografici nonostante tutti i giorni un giro per controllare le novità degli Appuntati mi faccia sempre piacere e non manchi mai nel quotidiano bookmarking del mattino. A breve vi farò partecipi di un nuovo progetto che è nato in queste settimane e che mi impegnerà per un periodo di tempo ancora in fase di definizione ma per il momento non voglio sbottonarmi più di così.

Approfitto quindi di questo spazio di calma per raccontarvi una giornata di un paio di settimane fa alla manifestazione Milano Moda Donna 2010, meglio conosciuta ai più come Settimana della moda. Ero li per effettuare un servizio dietro le quinte  riguardante l’assistenza tecnica fornita ai fotografi durante le sfilate e un po’ per curiosità, un po’ per non lasciarmi scappare l’occasione, ho accettato al volo di poter effettuare qualche scatto durante la sfilata di un marchio a me sconosciuto.

Chi mi conosce sa che in quanto a stile e abbinamenti nel vestire, non vado più lontano di jeans o pantaloni da montagna e un caldo maglione di lana cruda, se potessi portare sempre i miei comodi scarponi poi sarei la persona più felice del mondo ma non sempre questo è possibile. (Proclama della Laurea docet…..)

Insomma diciamo che io e il mondo della moda non camminiamo sulla stessa strada, a parte questo l’esperienza era per me nuova soprattutto a livello fotografico e la sfilata al femminile non risultava di certo spiacevole agli occhi.

La quantità di persone accalcate tra la passerella, le quinte e la platea nei momenti prima della sfilata è impressionante. Non ci si capacità di come tutte quelle persone riescano a prendere posto sedute. Personaggi famosi, attori e attrici sono tutti in prima fila e circa ogni trenta secondi c’è qualche fotografo che vuole immortalarli.

Poi d’improvviso tutti si siedono, io personalmente non ho capito in risposta a quale segnale; due omini scoprono la passerella dal telo di cellophane e si accendono le luci. Fino a questo momento la sensibilità di sicurezza a F/2,8 con il 70-200 mm non può scendere sotto i 3200 ISO. Poi inizia la musica e potenti fari permettono di lavorare a 1000 ISO.

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La platea è buia e solo le prime file sono visibili, le modelle escono dalle quinte a ritmo serrato, per me che non capisco nulla di moda, mi interrogo quando di tanto in tanto si leva un applauso.

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Tutto è studiato affinchè fotografi ed operatori televisivi riescano a riprendere la sfilata in tranquillità: le luci hanno una leggera dominante calda ma sono tutte bilanciate ed uniformi aspetto che consente di lavorare tranquillamente con il bilanciamento del bianco un automatico.

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Scelgo di impostare l’esposimetro in lettura spot in modo da assicurarmi sempre leggibilità del viso che tra l’altro rappresenta il mio punto di fuoco. Il motore AF è impostato su fuoco predittivo in modo da inseguire la modella durante la sua passeggiata.

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I fotografi accreditati accalcati sul palco a loro riservato sono circa 90 e riempiono letteralmente ogni centimetro libero, vedere dei colleghi così pigiati è decisamente d’effetto per uno abituato a lavorare in solitaria. Spalla contro spalla, la testa è sostituita da 200 e 300 mm che si proiettano all’esterno come grandi nasi.

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La posizione che ho guadagnato è di 3/4 rispetto all’uscita dalle quinte, il che mi permette di riprendere comodamente le modelle all’entrata in passerella, peccato che molte di queste escano a testa bassa e si ricompongano solo durante la camminata.

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I lunghi strascichi sono molto scenici ed è un peccato non poter scattare da una posizione che permetta di dare spazio alle code dei vestiti. Molte delle modelle hanno un bel viso ma appena girate di tre quarti mettono in mostra gambe e ginocchia sottilissime: l’ideale di donna che vige in questo ambito non sopravvive alle folate di vento! È pazzesco vedere un polpaccio che ha lo stesso diametro di una caviglia ed è ancora più pazzesco che tale rapporto venga mantenuto anche tra polpaccio e coscia!

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Forse due, tre ragazze possiedono delle normali e sane proporzioni e, guarda caso sono anche quelle più affascinanti. Non voglio fare polemica ma penso che come fotografi forse qualche voce in capitolo la abbiamo visto che il nostro lavoro è cercare e promuovere la bellezza in tutte le sue forme.

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Le donna è stata rappresentata fin dall’antichità e proprio i greci hanno stilato delle proporzioni formali, delle regole a cui si rifà la bellezza femminile, probabilmente il buon Marco Pino saprebbe spiegarci meglio visti i suoi studi.

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Si apre qui un dibattito sul significato di bellezza estetica e sull’accezione che ogni singolo può darle, sarebbe interessante poter approfondire la questione in relazione al nostro modo di fotografare. Personalmente non riesco a scindere la parola bellezza da tante altre come salute, felicità, forza, gioia, ecc. Penso a delle gambe stecchino, senza per questo voler essere offensivo nei confronti di quelle ragazze che hanno scelto di adattarsi a quel modello di donna, e per prima cosa mi chiedo come possano portare dei pesi, sostenere un bambino o banalmente fare una corsa o una camminata.

Non riesce ad essere questo il mio modello di bellezza, un modello che priva le persone delle loro potenzialità.

Buona luce a tutti!

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Primi esperimenti

Written on marzo 9, 2010 – 2:12 pm | by Falsomagro |

Come scrivevo su Facebook, ho lasciato una giapponese per un’altra o, parafrasando, sono sceso dall’Olimpo per imbracciare il cannone. Uscendo da ardite metafore il succo del discorso è che ho deciso che la degna erede della mia Olympus E-500 sarebbe stata una altrettando vecchiotta Canon EOS 30D usata.

Poco più giovane la prosumer Canon offre un balzo in avanti netto rispetto alla piccola Olympus: un mirino degno di tale nome, un sistema autofocus di pari dignità, una sensibilità ISO ben più utilizzabile rispetto alla E-500, che considerava modalità “boost” gli 800 e 1600 ISO.

Mi ha convinto soprattutto la diversa disponibilità di obiettivi sul mercato dell’usato: da una parte Canon regna incontrastata nei mercatini, dall’altra gli obiettivi ZUIKO Digital hanno poco mercato nell’usato e soprattutto vedono una divisione netta tra fascia amatoriale e pro, con prezzi davvero inarrivabili per questi ultimi.

I primi esperimenti mi stanno lasciando molto soddisfatto: i “soli” 8 megapixel della EOS 30D trasudano un sacco di qualità! Accoppiati poi alle lenti serie L che facevano parte del corredo restituiscono una nitidezza lontana ani luce dalla pastosità dell’accoppiata CCD+14-45mm di casa Olympus.

La giornata delle Ferrovie Dimenticate di domenica mi ha permesso di smanettare un po’ con la nuova arrivata, anche se ancora prima di poter cominciare a masticare il manuale d’uso. Scattando in RAW+JPEG ho portato a casa qualche scatto passabile, che mi ha soprattutto stupito per un aspetto: l’ampiezza delle possibilità in post-produzione.

Abituato ai file della Olympus E-500, non sempre molto gestibili in camera bianca e soprattutto poco “pompabili”, giocare con livelli, contrasto, saturazione, luci e ombre dei file .CR2 in uscita dalla Canon EOS 30D è un divertimento unico!

Vi propongo un paio di scatti della giornata, tra boschi, vecchi tracciati delle ferrovie e stazioni ormai abbandonate:

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Buongiorno, Amore!

Written on febbraio 24, 2010 – 3:40 pm | by Michele Broggi |

Come sempre, ogni mio scatto è accompagnato da una breve descrizione del momento, della situazione e da un titolo ‘bizzarro’; tutto questo per trasmettere al lettore le emozioni provate da me (il fotografo) al momento dello scatto.

Qui ci troviamo in un pratone di montagna, località ‘al Piano’, poco sopra a casa mia; giornata stupenda, domenica fantastica. Un sole debole e timido, 8° gradi nell’aria e tanta voglia di uscire, di riscoprire la natura, i sapori e i profumi della primavera.

Canon Eos 40d con Obiettivo EF 50mm f/1.4; filtro Polarizzatore montato. ISO 100, f/5.6 e tempo di scatto… emh, 1/90 ;) (questa volta me lo sono ricordato, o meglio letto ;) ).

Lo sfocato ottenuto è sensazionale; pareri e consigli sempre ben accetti, c’è sempre da imparare e migliorarsi!

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Lo sguardo catalano

Written on febbraio 23, 2010 – 2:06 pm | by Falsomagro |

È indubbio che la già fascinosa Barcellona assume un tono ancora più misterioso e onirico leggendola tra le righe dei romanzi di Carlos Ruiz Zafón. Non a caso nelle poche ore di libertà prima della full immersion del Mobile World Congress io e il buon Bordin abbiamo vagato per la città catalana in cerca degli angoli citati nei libri, primo fra tutti “L’Ombra del Vento“.

Nel profilo Facebook di Alessandro trovate splendidi esempi di come una fotografia possa materializzare le immagini dipinte nei capitoli dei libri di Zafón, rendendole vive, quasi tangibili. La veduta che vi propongo, ripresa da quello spaccato di Spagna che è “El Poble Espanyol“, una sorta di Spagna in miniatura, sulle balze del Montjiuc, non è forse citata nei libri, ma, anche grazie alla bronzea statua dell’uomo in contemplazione, restituisce l’atmosfera della città.

La Sagrada Familia che domina con le sue guglie (e le sue perenni gru), l’abitato che aggroviglia in un susseguirsi di edifici di diverse epoche, la vegetazione mediterranea, il tutto con una passata di Photoshop a sottolineare l’atmosfera retrò dello scatto in HDR automatico della Ricoh CX2:

Ricoh CX2 – 52mm – ISO 109 – 1/290sec – f/5.6 – HDR

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Un Sunset?

Written on febbraio 22, 2010 – 10:00 am | by Michele Broggi |

Il titolo è molto particolare, lo so; a qualcuno non piacerà (San Google compreso), ad altri invece sembrerà semplicemente ‘banale’. Beh a me trasmette un qualcosa di estremamente semplice, particolare, caloroso e di ‘immediato’: un Sunset!

Sabato pomeriggio stavo tornando a casa e, sulla strada del lago di Varese, poco prima della località Schiranna, mi si è presentato un paesaggio semplicemente spettacolare! Non ci ho pensato un istante, ho accostato in fretta e furia con la macchina (con il susseguirsi di insulti da parte di tutti gli automobilisti dietro di me), estratto la mia fedele Canon Eos 40d, montato un filtro Polarizzatore CPL sul Canon EF 50 f/1.4 e impostata un diaframma di f/9.5.

Sinceramente non ricordo la velocità dell’otturatore, mi pare 1/1150 (ma sinceramente non sono sicuro del valore, prendiamolo con le pinze); tre, due, uno… zac! Ecco a voi lo scatto:

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Riflessi sul Lago

Written on febbraio 10, 2010 – 2:46 pm | by Michele Broggi |

Una tranquilla giornata di inizio Febbraio, un sole tiepido e qualche grado nell’aria; in mano una macchina fotografica corredata dall’ottimo Canon EF 50 f/1.4 e all’orizzonte un tramonto. La luce, i riflessi sul lago in parte ghiacciato. Qualche nuvola nel cielo e il pensiero di un HDR si fa presente nella mia testa. Impugno la macchina, osservo l’orizzonte, scruto con attenzione il sole, i colori, il paesaggio, il soggetto stesso. Controllo l’esposizione ed imposto il diaframma (2.8); seleziono il tempo di scatto e la Sensibilità ISO (100); attendo paziente qualche minuto, in maniera tale che il sole scenda ancora, prima di scattare.

Inquadro, metto a fuoco e scatto.

Ecco il risultato.

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Il tramonto, il bosco, i passi sulla neve

Written on febbraio 9, 2010 – 7:36 pm | by Falsomagro |

Ecco qui uno di quei post studiati per risvegliare la vena purista del buon Teo. Chi ci segue da tempo avrà intuito che il tema è una foto scattata con… il cellulare! Come nel caso del panorama del Lago di Como visto da Barni si tratta di un Sony Ericsson, nel caso specifico un Satio, modello che si distingue per l’interfaccia full-touchscreen e, soprattutto, per una fotocamera da ben 12 megapixel, con flash vero e slitta copriobiettivo degna di una vera macchina fotografica.

Come nel caso del predecessore il modulo fotocamera è accompagnato da funzionalità avanzate per la gestione degli scatti. Molto utile nelle scene preimpostate la modalità Panorama, che si occupa di fare automaticamente il photostitching delle immagini.

Si tratta di un sistema molto più evoluto del precedente, che forniva semplicemente in sovraimpressione la porzione di immagine da sovrapporre e poi appiccicava insieme i tre scatti, incorrendo spesso in errori, soprattutto a causa del non perfetto allineamento dei tre scatti in fase di ripresa.

In questo caso dopo il primo scatto si decide da che parte muoversi lungo il lato lungo e tramite accelerometri e tracking dell’immagine il cellulare avverte della posizione di perfetto allineamento con una vibrazione e scatta automaticamente, senza richiedere la pressione del pulsante, uno dei frangenti in cui è più facile perdere l’allineamento.

Il risultato è quello che vedete qui a fianco, qui proposto nella versione ridotta che ho inserito nel mio album Appunti Fotografici su Picasaweb.

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Guarda che Luna

Written on gennaio 29, 2010 – 1:01 pm | by Falsomagro |

Ero indeciso se iniziare con il titolo qui sopra o con “Spunta la luna dal monte“, visto che anch’esso sarebbe stato un titolo azzeccato, in quanto la luna sorgeva dalla Mina, appena sopra Creva. Stavo per lasciare l’ufficio quando l’ho vista lì, fuori dalla finestra.

Ho subito impugnato la Sony Apha 550 appoggiata sulla scrivania, ho montato il vecchio 80-200m f/2.8 Tokina del capo, impostato la priorità di diaframmi, l’esposizione spot e la compensazione a -1 EV. ISO al minimo, finestra aperta, obiettivo apoggiato al davanzale e “shoot”.

Il risultato è in linea con quanto mi aspettavo: tanti megapixel, ma un’immagine un po’ morbida, a causa sia della lente, sia del sensore zeppo di fotodiodi. Un breve passaggio in Photoshop per dare un po’ di maschera di contrasto e via.

Consigli per la post-produzione? Avreste scattato in modo diverso?

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Il lungo lago di Germignaga

Written on gennaio 17, 2010 – 5:23 pm | by BuonTeo |

Non so se a voi è mai capitato ma a me succede di sentire il bisogno di uscire a prendere una boccata d’aria, magari solo per mezz’ora durante una giornata di lavoro al chiuso, davanti al computer oppure sui libri. Sono cosciente di avere mille cose da fare ma la testa ha bisogno di destarsi dal quel torpore che toglie lucidità e prontezza ai pensieri. Obbligatoriamente quindi scelgo di fare una rapida passeggiata vicino casa e gira e rigira i luoghi verso i quali mi dirigo sono alla fine sempre gli stessi.

Non hanno in se qualcosa che mi attragga particolarmente: risultano isolati, si aprono in grandi spazi ma non sono, alla fine, di una bellezza tale da giustificarne la meta. Eppure i miei piedi camminano sempre verso quella direzione. Da quando abito a Germignaga, uno di questi luoghi è il lungo lago verso la colonia, spazio che il paese ha autonomamente ribattezzato “Le fontane”, per via dei soffioni d’acqua a livello del terreno che il comune ha installato per creare un diversivo ludico per la stagione estiva.

Durante la giornata “Le fontane” non dice molto all’occhio dell’osservatore ma alle prime luci dell’alba e al tramonto la luce che filtra dalle nubi e si riflette sul lago rende questo luogo un po’ più particolare. Posto due scatti che ritraggono questi due momenti della giornata: mattina e sera; quegli scatti eseguiti impostando la macchina in Jpeg, perchè tanto sono fatti così per fare e mi darebbe noia dover importare, lavorare ed esportare un file raw.

In sè questa pigrizia fotografica è piacevole e mi restituisce il senso di un linguaggio espressivo che come la musica è capace di camminare parallela alle parole: la fotografia appunto, importante al punto di essere presente quando la mente necessita di sgombrarsi, esercizio tecnico e artistico che rinnova le energie anzichè prosciugarle. Non importa come sia stata eseguita, pellicola, digitale, polaroid, è semplicemente li a soddisfare un piacere e  a suscitare un’emozione, uno stato d’animo, una riflessione.

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HDR su cavalletto 7 stops, Canon Eos 1D Mark II, Canon EF 17-40 mm F/4 L USM

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HDR a mano libera, scatto a forcella +/- 2 stop, Canon Eos 1D Mark II, Canon EF 17-40 mm F/4 L USM

La riflessione che giro a voi è legata all’interpretazione di questi luoghi ricorrenti: capita anche a voi di passare sempre dallo stesso luogo? Lo avete mai fotografato cercandone il lato migliore pur non essendo un paradiso o un posto di innata bellezza?

A presto!!

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Impressioni di Gennaio

Written on gennaio 8, 2010 – 2:19 pm | by Falsomagro |

L’inverno fa subito balzare agli occhi panorami di montagne innevate, nebbiose brughiere o vegetali stretti nella morsa del ghiaccio. Ma anche il mare ha le sue carte da giocare nella stagione invernale. Venti che spazzano la costa, aria cristallina, tramonti dalla luce tagliente e, soprattutto, nessun bagnante a popolare la linea dell’orizzonte.

Il 2 gennaio, in una giornata caratterizzata da folate di vento degne della bora triestina, un coraggioso terzetto ha lasciato la calda casa di Nicola d’Ortonovo (SP) per raggiungere il mare in tempesta, in località Marina di Carrara (un posto dove i cordoli dei marciapiedi, ma anche gli scogli frangiflutti sono tutti in marmo bianco…) per due passi ispiratori sulla spiaggia battuta dalle onde.

I segni dell’alluvione dei giorni precedenti erano ben visibili sulla sabbia, con interi alberi abbattuti e trasportati in mare dal fiume Magra ora sbattuti e risbattuti sulla spiaggia dall’intensa mareggiata. Alcuni danzavano ancora nell’acqua gelida, in un ipnotico balletto fatto di onde e di risacca, di schizzi lanciati nell’aria e trasportati dal vento.

Altri ormai inanimati sui bianchi scogli, posti a parziale protezione del molo e dell’area del porto. Bagnati, gelati, ormai desolati, baciati dagli ultimi raggi del sole calante.

Più in là il mare che ancora mostra la sua furia, con un vento da terra che cerca di opporsi alle onde potenti, riuscendo  soltanto a scalfire la cresta delle onde, senza riuscire a placare i flutti, che schiumano contro i taglienti scogli.

Impressioni di Gennaio…

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